Chi sono

Non avendo frequentato scuole o corsi d’arte mi definisco un “autodidatta” appassionato della pirografia che si dedica con costanza e unicamente a questa particolare “espressione artigianale”. Anni di applicazione e di miglioramenti sempre più spontanei e graduali, cercando di “limare” gli eventuali difetti della tecnica e assaporando, anziché le incisioni troppo “marcate”, nuove sfumature, chiaro-scuro e trovando, come si suol dire, “la mia mano”. Una giornalista di Teleboario, Paola Cominelli, ha detto: “…la sua passione si è trasformata in vera e propria arte….”.

Arte è ispirazione e trasmettere emozioni.
Nell’estate 1972, durante un periodo di vacanza a Cevo (BS), in Val Saviore con i compagni di classe e gli educatori Salesiani, scelsi per curiosità, tra le varie attività integrative a noi proposte, la pirografia. Fu in quell’occasione che scoprii per la prima volta l’incisione a fuoco su legno, realizzata con un’ apparecchiatura abbastanza rudimentale.
E tutto ciò lo devo all’ormai compianto sig. Luciano Seranz, personaggio indimenticabile dell’Istituto Salesiano di Darfo e conosciuto per la sua più svariata laboriosità soprattutto come esperto dell’ hobbismo e del fai-da-te (es. modellismo, traforo). Della sua grande umanità e semplicità ricordo in particolare una delle sue ultime frasi che mi disse con grande emozione a Chiari, l’anno prima della sua scomparsa, quando mi recai a fagli visita all’Istituto S. Bernardino per mostragli i miei ultimi “lavori”: “Sono felice che l’allievo abbia superato il maestro”.
E in tutto ciò avevo letto la sua soddisfazione, nel vedere, dopo parecchi anni, un ex alunno dedicarsi con sempre più costanza e tenacia all’arte pirografica, che posso quindi definire come una forma di “artigianato artistico”. Sin da bambino ho amato i valori e le tradizioni del passato, definito da mio padre Giorgio ” il tempo che fu”.
La passione per gli angoli suggestivi rimasti intatti col passare degli anni, per i borghi medievali resistiti alle moderne ristrutturazioni e la ricerca di documentazioni fotografiche inerenti ad architetture rurali purtroppo scomparse, sono il tema predominante dei miei quadri, sopratutto perché l’effetto seppiato è adatto a questi soggetti.
Questo aspetto della mia “arte” al mio esordio è stato ben delineato dalla prima recensione pubblicata nel maggio 1997 dal “Giornale di Brescia” a cura della Professoressa Vera Zappia, e titolata “Segni di fuoco nella corteccia”.
Con grande commozione non posso fare a meno di sottolineare l’importanza che ha avuto la figura di mio padre Giorgio, uomo di profonda cultura umanistica e sensibilità poetica, nonché scrittore e mio più grande estimatore.
” ….Quest’ arte ti aiuterà parecchio e sopratutto nei momenti più difficili… son convinto che pian piano avrai grandi soddisfazioni!…..” — Mi ripeteva di frequente. Soddisfazioni morali e di arricchimento interiore, a differenza di quel concetto attuale in cui prevale purtroppo e molto spesso il solo interesse per il denaro e lo scadimento dello spirito.